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“Non facciamoci riconoscere!” non è solo un rimprovero ma un invito alla civiltà.

Col problema rifiuti si è perennemente in emergenza: è ormai stato detto quasi tutto e il contrario di tutto. Le campagne di comunicazione si sono susseguite negli anni lasciando deboli tracce nella coscienza civile, forse perché spesso hanno lanciato solo messaggi generici.

È vero, è difficile esprimere con un manifesto un messaggio che sia efficace e che non sia già stato espresso, discusso e dimenticato dalla massiccia tempesta mediatica di informazione. In fondo, ci chiediamo, perché dovremmo comportarci correttamente quando gli altri non lo fanno? Questo tipo di atteggiamento ha contribuito a trasformare il problema rifiuti in una grande questione nazionale, stigmatizzata dall’opinione pubblica di tutti i paesi esteri. È vero, il problema è globale, come l’economia, ma non coinvolge solamente i grandi produttori di rifiuti. Ciò che si può esprimere con una campagna di comunicazione è chiaro: dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento individuale, tutti, dal semplice cittadino al grande impresario industriale.

L’idea della campagna si basa proprio su questo: toccare quell’orgoglio personale, quell’individualismo tanto deprecabile che ci frena.

Per questo “Non facciamoci riconoscere!” non è solo un rimprovero ma un invito alla civiltà.

Un ladro scappa via, abbandonando il sacco dei rifiuti e, così facendo, ruba qualcosa ad ognuno di noi: la possibilità di risolvere i problemi e il nostro futuro.

Se si riesce a pungere sul vivo, in modo anche superficiale, la nostra coscienza, forse si può sperare di ottenere quell’attenzione necessaria a renderci conto della gravità del problema e ad agire di conseguenza.

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Questa è la famosa frase che esprime la teoria del caos, ovvero: una minima variazione può produrre un grande cambiamento. Con la stessa logica si possono produrre anche effetti benefici e non solo disastri. Sono frasi fatte ma è indiscutibile che il piccolo gesto di ognuno di noi può portarci verso il vero grande obiettivo: un mondo a rifiuti “zero”.

Dobbiamo ribaltare il nostro punto di vista, pensiamo diversamente, pensiamo “differenziato”, come recita il manifesto. Crederci fa la differenza.